Francia n.2 :: Una notte qualsiasi

Sono le 3:30 del mattino. Non riesco a dormire. Prima sì, mi sono addormentata di sasso grazie alle deliziose birre Hoegaarden con patatine fritte ma senza cena. Non riuscivo a decidere dove dirigermi l’indomani, così mi sono buttata sull’alcool che mi ha dato il coraggio di prendere in affitto un kayak anziché inforcare la bici.

Però ora sono sveglia come se fosse mattina ma più ammaccata del solito, dunque le provo tutte per riaddormentarmi. Leggo ma mi si intrecciano gli occhi, metto gli auricolari e ascolto una meditazione guidata ma la voce svenevole dell’insegnante mi innervosisce, vado al bagno e, infreddolita, mi faccio un giro per il camping immobile, torno in tenda e vado su Facebook che non apro da giorni… sembrano tutti belli che fanno cose fiche mentre io comincio ad essere stufa di non dormire, chiudo. Mi connetto ad Instagram ed è ancora peggio, la vita sorride a tutti mentre io mi giro e mi rigiro in tenda al ritmo del vicino che russa.

Idea! Mi metto un po’ di crema idratante su gambe e braccia, effettivamente negli ultimi giorni la pelle secca è stato un problema che attanagliava me e il mio vicino scozzese, non quello che russa ma quello del campeggio precedente, che dava la colpa all’eccesso di calcare presente nell’acqua e che è dovuto correre al supermercato per procurarsi una cremina visto che aveva dimenticato il suo prezioso olio di cocco a casa. Lui, alto quasi 2 metri per 110 chili con 61 anni e la testa liscia liscia. Lui, che dopo due settimane di vacanza in piscina è ancora completamente bianco – come se il sole in qualche modo deviasse il suo corso pur di non entrare in contatto con quella pelle tutta lentiggini – si sente le gambe screpolate, poverino!

Io, con la pelle raggrinzita dal sole, dal vento e dal cloro della piscina, ho paura di diventare tutta pieghe e rughe come la signora con una strana e vistosa bicicletta che ho incontrato ieri mattina. Ha 72 anni ed è andata in Cina con quella sua bici a pedalata assistita che si ricarica con due enormi pannelli fotovoltaici attaccati al carrellino posteriore. Prima non le serviva l’assistenza del motorino, ma ora alla sua età ha trovato questa soluzione. La sua sfida era quella di arrivare dai musi gialli in 100 giorni senza mai collegarsi alla corrente elettrica. Ha impiegato 103 giorni e non si è mai attaccata ad una presa. E chissà questi 103 giorni quanti solchi le hanno scavato. E i denti, erano già storti prima di partire? Comunque i capelli se li tinge sicuramente, chissà come ha fatto durante quei tre mesi e mezzo? Sarà arrivata con 3,5 centimetri di ricrescita?

Io, invece, di capelli bianchi ne ho molti, tanto che ormai mi sono abituata a sentirmi chiamare “madame”, il fatto che mi diano “del lei” non è rilevante visto che si usa praticamente con tutti gli sconosciuti, giovani compresi.

Ad ogni modo, questo è il viaggio in cui sto prendendo consapevolezza della mia età, dei miei quasi 42 anni di vita su questa terra… che sto invecchiando insomma!

E non è cosa recente, ricordo benissimo una mia insegnante di osteopatia spiegarci con sadismo che il processo di invecchiamento inizia con i 35 anni. Ho dunque iniziato il processo degenerativo da sette anni. Mi sento tuttavia in forma e sono sicura che la crema riparatrice per le mani (altro non ho), che stanotte ho spalmato con tanta dedizione e speranza sul mio corpo, mi sarà di grande giovamento. Spero che anche il mio amico scozzese abbia trovato la soluzione più adatta alla sua pelle così delicata e glabra.

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